Rapporto Almalaurea 2017 sul profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati

Focus “Tor Vergata”

Il Consorzio Interuniversitario Almalaurea ha pubblicato il XIX Rapporto sul profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati.

La principale evidenza che emerge dal Rapporto 2017 è che “Laurearsi conviene. All’aumentare del livello del titolo di studio posseduto diminuisce il rischio di restare imprigionati nell’area della disoccupazione. Generalmente i laureati sono in grado di reagire meglio ai mutamenti del mercato del lavoro, disponendo di strumenti culturali e professionali più adeguati. I laureati godono di vantaggi occupazionali significativi rispetto ai diplomati di scuola secondaria superiore durante l’arco della vita lavorativa: nel 2016, il tasso di occupazione della fascia d’età 20-64 è il 78% tra i laureati, contro il 65% di chi è in possesso di un diploma”.

Secondo l’ultima indagine riferita all’anno 2016, il quadro che emerge per l’Ateneo “Tor Vergata” è così sintetizzabile:

  • la metà dei laureati “Tor Vergata” termina il proprio percorso in corso (42% per i triennali; 59% per i magistrali biennali);
  • l’età media alla laurea è 26,3 anni;
  • circa il 90% degli intervistati giudica soddisfacente la propria esperienza formativa a “Tor Vergata”;
  • circa gli esiti sul mercato del lavoro dei laureati “Tor Vergata”, a un anno dal conseguimento del titolo risulta occupato il 40,6% dei laureati triennali “Tor Vergata” (contro la media nazionale del 38,2%). Si attesta al 58,4% per i laureati magistrali (superiore di oltre 3 punti alla media nazionale), percentuale che per gli intervistati a tre anni dal termine del percorso cresce fino al 78% (contro la media nazionale del 72%).

Approfondimento

Il XIX Rapporto sul Profilo dei laureati, reso pubblico pochi giorni fa da Almalaurea, fotografa di nuovo una situazione molto favorevole per gli studenti di “Tor Vergata”. Per la stesura XIX Rapporto Almalaurea sono stati considerati 5.800 laureati del nostro Ateneo, di cui 3.229 di primo livello, 1.952 magistrali biennali e 578 a ciclo unico; i restanti sono laureati pre-riforma.

Il primo dato, di sicuro rilievo, è l’alta percentuale di soddisfazione tra i ragazzi che frequentano “Tor Vergata”. Infatti, l’84% dei laureati è soddisfatto del rapporto con il corpo docente e il 79% ritiene il carico di studio adeguato alla durata del corso. In merito alle infrastrutture messe a disposizione dall’Ateneo, 70 laureati su cento considerano le aule adeguate e, più in generale, 88 laureati su cento si dichiarano soddisfatti dell’esperienza universitaria nel suo complesso. Inoltre, il 69% dei laureati sceglierebbe nuovamente lo stesso corso e lo stesso Ateneo, mentre solo l’8% si riscriverebbe allo stesso Ateneo, ma cambiando corso.

L’Indagine sulla Condizione occupazionale ha invece riguardato complessivamente 9.509 laureati dell’Università di Roma “Tor Vergata”, con dati che si concentrano sull’analisi delle performance dei laureati triennali e magistrali biennali usciti nel 2015 e contattati a un anno dal titolo e su quelle dei laureati magistrali biennali usciti nel 2011 e coinvolti dopo cinque anni.

L’Indagine ha coinvolto 3.117 laureati triennali del 2015 contattati a un anno dal titolo (nel 2016).

Dal momento che una quota consistente di laureati di primo livello, complessivamente il 51%, prosegue il percorso formativo con la magistrale, vengono di seguito riportate le performance occupazionali di coloro che dopo la conquista del titolo hanno scelto di non proseguire gli studi e di immettersi direttamente nel mercato del lavoro.

Isolando quindi i laureati triennali dell’Università di Roma “Tor Vergata” che non si sono mai iscritti a un corso di laurea magistrale (47%), è possibile indagare le loro performance occupazionali a un anno dal titolo. Il tasso di occupazione (si considerano occupati, seguendo la definizione adottata dall’Istat, anche quanti sono in formazione retribuita) è del 67%, mentre quello di disoccupazione (calcolato sulle forze di lavoro, cioè su coloro che sono già inseriti o intenzionati a inserirsi nel mercato del lavoro) è pari al 24%.

Il 24% degli occupati può contare su un lavoro alle dipendenze a tempo indeterminato (compreso quello a tutele crescenti), mentre il 26% svolge un’attività autonoma effettiva (liberi professionisti, lavoratori in proprio, imprenditori, ecc.). La retribuzione è in media di 1.145 euro mensili netti e 69 laureati su cento considerano il titolo di studio molto efficace o efficace per il lavoro che svolgono.

I numeri appena elencati sono in linea con la media nazionale, con scarti trascurabili (1 punto in più o in meno), mentre nell’analisi dei dati relativi all’impiego dei laureati magistrali biennali del 2015 a un anno e a cinque anni dalla laurea, arrivano delle gratissime sorprese.

Sono infatti 1.754 i laureati contattati dopo un anno dal titolo e di questi il 77% è occupato (sono compresi anche coloro che sono in formazione retribuita), contro una media nazionale del 71%.

Il tasso di disoccupazione, calcolato sulle forze di lavoro, è pari al 16%. Inoltre, 38 occupati su cento possono contare su un contratto a tempo indeterminato (compreso quello a tutele crescenti), mentre il 9% svolge un’attività autonoma. La retribuzione è di 1.231 euro mensili netti (contro la media nazionale di 1.153) e il 50% ritiene la laurea conseguita molto efficace o efficace per il lavoro che sta svolgendo (media nazionale 48%).

Per l’analisi dei parametri a cinque anni dal titolo sono invece stati presi in considerazione 1.665 laureati magistrali biennali. Di questi, ben l’87% è occupato, con tre punti di scarto sulla media nazionale (84%). Il tasso di disoccupazione è pari all’8%.Gli occupati assunti con contratto a tempo indeterminato (compreso quello a tutele crescenti) sono il 65%, mentre svolge un lavoro autonomo il 15%. Le retribuzioni arrivano a 1.489 euro mensili netti, contro i 1.405 su scala nazionale. Inoltre, 55 laureati su cento ritengono la laurea conseguita molto efficace o efficace per il loro lavoro.

Da ultimo, il 74% dei laureati è inserito nel settore privato, mentre il 24% nel pubblico.

La restante quota lavora nel non-profit (circa il 3%). L’ambito dei servizi assorbe il 78%, mentre l’industria accoglie il 21% degli occupati.